Sunday, January 3, 2010

N - incontro/meeting 20-21 giu 2009

Il 20 e 21 giugno scorsi si è tenuto l’annuale Fremo meeting.

E’ stata una bella occasione di ritrovarsi in amicizia per divertirsi con i treni in scala N, nonostante l’anno di crisi economica e le difficoltà personali di molti di noi.

La fase di preparazione ha richiesto il contributo di tutti i membri: per l’affitto della sala, il disegnoi n pianta del layout, la preparazione dell’orario discusso poi sul forum, il recupero dei moduli sparsi
tra Piemonte e Lombardia, oltre alla messa in efficienza dei moduli e dei rotabili.
Una fatica che verrà poi ripagata dal successo dell’incontro.


Il venerdì pomeriggio montiamo il layout in una comoda sala comunale affittata per l’occasione:
l’accurata preparazione in pianta ci permette di realizzare una configurazione ad Y con i due bracci di 10 e 7 metri lineari (Fig.1) verificando ancora una volta la facilità di interfaccia tra i moduli.

Completato il collaudo è ormai ora di cena e così rimandiamo al giorno successivo l’avvio delle sessioni operative.

Finalmente dopo tanto lavoro comincia il divertimento: un’accurata pulizia finale delle rotaie e comincia la prima sessione operativa. L’orario viene scandito da alcuni orologi analogici, acquistati a suo tempo in Germania ad ottimo prezzo, con un’accelerazione di 1:6 (cioè di un’ora di sessione pari a 6 ore reali) così da prevedere almeno una sessione per ogni mezza giornata.
Come già sperimentato in altri incontri, sono previsti turni di macchinisti: ogni macchinista avrà cioè diversi treni in successione cronologica da condurre; questo accorgimento permette di modulare il numero di treni in orario tra un minimo ed un massimo a seconda del numero di partecipanti alla sessione.
Visto il ridotto numero di partecipanti scegliamo di limitare alla sola Finale la presenza del Dirigente Locale (DL), gestendo come impresenziate le altre stazioni lungo la linea. Il Dirigente Unico (DU) è alloggiato in una stanza separata come ci piace fare ogni volta che ciò è possibile per simulare la situazione reale.
In sostituzione dei telefoni lungo la linea (al vero) i collegamenti tra DU, DL e macchinisti (nelle stazioni!) sono realizzati con le radio come è ormai nostra consuetudine.
Dalla stazione di testa di Finale si biforca la Y della linea a singolo binario che termina con due coulisse (Farnese e Soresina) a figurare il mondo “esterno”.
Ad ogni coulisse son associati dei colori ad indicare le destinazioni “per regioni” dell’Italia e dell’Europa, colori presenti sulle carte di carico per individuare più facilmente la destinazione delle merci trasportate. Come nostra abitudine utilizziamo carte di carico a due turni e carte carro per ogni carro utilizzato.
Sul braccio verso Farnese si trova Vetrerie Vignola, la stazione di Poggionovo, il bivio Fornaci per Cartiera; sul braccio per Soresina si incontra Darsena e quindi Valle con il raccordo Riserie. L’orario ed il movimento delle merci nasce da un prestabilito fabbisogno carri (in entrata ed in uscita) per ogni stazione e raccordo, per ogni giorno della settimana: decidiamo il giorno della settimana con il quale cominciare la sessione operativa e le carte di carico sono già pronte da distribuire nei punti di partenza. Un paio di treni straordinari (con tanto di invio di SMS agli amici che non possono esser presenti) movimentano l’esercizio sulla Safi aggiungendo un pizzico di goliardia e di adrenalina nelle comunicazioni tra DU e macchinisti.
La disponibilità di una grande stanza attigua al locale principale permette di mantenere un’atmosfera raccolta e rilassata, così che ci godiamo il pranzo dei due giorni a base di salame nostrano e Bonarda, grande viatico ad una compagnia piacevole ed accogliente.
La sera di sabato ci trasferiamo a cena in una nota pizzeria della zona.
Ora siamo già proiettati al prossimo incontro. Prima devo però ringraziare quanti hanno contribuito al successo di quello bresciano: Alex Corsico, Mario Vason, Marco Trespidi, tutti gli amici bresciani del CFB e non (da Giacomo Ronchi ad Ettore Abate, H-zeristi fremoicani), Enzo Fortuna (l’ammericano), Luca, e dulcis in fundo, i piccoli Luca e Carlo Corsico; qualcuno non era presente fisicamente ma è stato come se lo fosse (vero Pik?). Saluto anche chi, per la prima volta, ha partecipato ad un nostro meeting (ciao Donato) nella speranza che l’amicizia iniziata possa rafforzarsi. Nonostante le difficoltà del momento che hanno tenuto lontani (non posso che dire temporaneamente) alcuni dei membri storici di Fremo Italia-N l’incontro ha consentito tre intere sessioni operative ma sopratutto è stato divertente e permeato da un piacevole stare insieme, e ci ha permesso, per alcune ore, di lasciar fuori dalla porta problemi e stress immergendoci in un mondo costruito a nostra misura nel quale, per fortuna, possiamo e vogliamo ogni tanto lasciarci condurre.
Ed ora un pò di foto.



Testo di Antonio Rosano
Foto:Enzo Fortuna Donato Cassano

Monday, December 29, 2008

Realizzazione della “CALCHERA” nel Modulo Fornaci


Documentazione
Trovandomi a realizzare un nuovo modulo FREMO ho pensato di caratterizzarlo con la riproduzione di un manufatto realmente esistente. Nel mio quartiere esistono tre fornaci per calce, in rovina, riutilizzate per altre attività produttive: ho sempre pensato che un giorno o l’altro le avrei riprodotte sul mio plastico!
Il primo passo è consistito nella documentazione: tante foto scattate nelle belle giornate di sole, da cui ricavare le misure ed i particolari per la riproduzione, documenti sul funzionamento delle fornaci per calce diffuse in tutto il nord Italia.
Questa fase è fondamentale e permette di cogliere gli elementi caratterizzanti di ciò che si vuole riprodurre sapendo che la riproposizione in scala difficilmente potrà essere una perfetta trasposizione di tutti i particolari.

Scelte costruttive
Il secondo passo è la scelta della tecnica costruttiva e, non dissociabile da questa, la scelta dei materiali.
Dal materiale fotografico e dalla documentazione emerge che la fornace è realizzata con pietre e mattoni intervallati, fasciate all’esterno da cerchi di ferro. La mia scelta, dopo alcuni tentativi con materiali diversi, cade sul DAS per la fornace e sulla balsa per l’edificio. Per realizzare il tronco di cono decido di fornirmi di una “dima” ottenuta limando un pezzo di legno (listello di pino) secondo le misure ricavate dall’ originale.
Per l’edificio punto invece su balsa di 3 mm di spessore che rivestirò poi di mattoni stampati con l’ausilio del computer.

Realizzazione della fornace
Da un listello di pino tagliato della misura adatta procedo con una lima a grana grossa alla riduzione alla forma voluta

La fornace definitiva avrà un raggio del tronco di cono maggiore determinato dallo spessore del DAS ed un’altezza uguale. Per poter recuperare la dima (per altre riproduzioni!) estraendola dal rivestimento di DAS occorre impedire che il DAS faccia presa sul legno rivestendo la dima con alluminio da cucina


E’ fondamentale non rivestire assolutamente le facce superiore ed inferiore della dima pena l’impossibilità di recuperarla. Con tecnica usuale si realizza uno strato di DAS sulla dima modellandolo adeguatamente. Una volta asciutto (48-72 ore) è possibile estrarre la dima dalla fornace

L’irregolarità dei diametri, lungi dal disturbare, aggiunge realismo alla struttura e le irregolarità della superficie potranno essere carteggiate fino ad ottenere il risultato desiderato






La riproduzione delle pietre è ottenuta con pennellate di tempera (bianca, marrone) a pennello quasi asciutto: la densità del colore permette di simulare la tridimensionalità delle pietre. Il fumaiolo è ottenuto da cartoncino di recupero arrotolato a cilindro, rivestito con texture di mattoni elaborata al computer; la porta ad arco alla base del fumaiolo è ottenuta con la stessa procedura. Le giunture visibili saranno poi mascherate in fase di sporcatura.


A questo punto è possibile realizzare i cerchi di ferro che contengono la struttura di pietre e che sono uno degli elementi caratterizzanti la fornace. Sono ottenuti da filo di cotone marrone scuro per cucire (se non ne avete dello spessore adatto potete raddoppiare, come ho fatto io, o triplicare lo stesso filo) tagliato a misura e incollato con vinilica bianca. Anche qui le piccole irregolarità nella posa aggiungono realismo.



Altri elementi caratterizzanti sono la scala a chiocciola esterna, in rovina, e l’abitacolo per il caricamento del calcare



Dopo molti tentativi e ripensamenti ho deciso di non riprodurre la scala non potendo (o non essendo in grado) di realizzarla sufficientemente fine. L’abitacolo verrà collocato solo prima della sporcatura.

Realizzazione dell’edificio


La fornace costituisce la parte di maggior peso di tutta la realizzazione: pertanto ho scelto di supportarla con una struttura costituita da due pareti di balsa da 5 mm disposte a croce e che sostengono un pavimento di cartoncino a misura per la base della fornace ed intorno a questa realizzare, con cartoncino e balsa, il resto dell’edificio




Le pareti in mattoni e le tegole del tetto (realizzato in cartoncino) sono rese con texture realizzate al computer e stampata su carta fotografica. Con una incisione a croce ho praticato un’apertura nel tetto per accogliere la fornace.



Le pareti a vista del piano superiore sono nella realtà costituite da assi di legno invecchiate dal tempo: ho elaborato al computer le foto di queste assi per ottenere colore e sfumature e ho stampato una serie di strisce che ho poi tagliato a simulare le singole assi




Come nella realtà ho impiantato nella vecchia fornace una ditta di legnami. Ho chiamato la ditta con il nome del caro Alex, animatore inesauribile di FREMO e dell’ASN




Completamento

E’ venuto il momento di collocare l’abitacolo realizzato nel frattempo a partire da cartoncino e una graffetta per fogli piegata a misura e colorata con Humbrol “gun metal”

le poche assi rimaste del tettuccio sono di carta colorata a tempera. Per facilitarne il posizionamento dell'abitacolo ho incollato uno zoccoletto di cartoncino 2 mm sotto il bordo superiore del cono (fig 6) in linea con la porta d’accesso. L’abitacolo nasconde in gran parte la giunzione di carta della porta.
Con tempera marrone ho tinteggiato le pareti non a mattoni e con pennello secco sporco di acrilico “brown” ho provveduto a sporcare il tutto soprattutto là dove erano visibile le giunture di carta; con colla vinilica ho fatto crescere un po’ di vegetazione facendo riferimento alle foto dell’originale. Con balsa di 2 mm di spessore ho ottenuto le assi che ho poi stipato nei locali dell’edificio: non le ho colorate contando sul colore naturale che mi è sembrato adeguato. A questo punto la “calchera” è pronta ad iniziare la sua attività sul modulo




Tuesday, July 15, 2008

Invecchiamento rotabili: metodo 2

Presented by: Marco Trespidi
Text and photos: Mario Vason e Marco Trespidi

Materiale per invecchiare:
1) Vernici acriliche nei colori:
- Grigio chiaro
- Nero opaco (Flat Black)
- Bianco opaco (Flat White)
- Trasparente lucido (Clear)
- Trasparente opaco (Matt)
2) Vernici ad olio nei colori più simili al colore finale del carro:
- Per carri in tonalità arancio: Nero-Bruno (Bruno Van Dyck)
- Per carri in tonalità grigia: Grigio quasi nero
- Per carri in tonalità verde: Verde molto scuro
- Per carri in tonalità azzurra: Blu molto scuro
- Per carri in tonalità marrone: Nero-Bruno (Bruno Van Dyck)
3) Pastelli CarbOthello (http://atsf-route66.blogspot.com/2008/04/invecchiamento-con-i-pastelli.html) nei colori marrone, ocra, nero, bianco, terra di Siena, ecc. identificati dalle sigle:
- 1400/100
- 1400/610
- 1400/615
- 1400/620
- 1400/625
- 1400/635
- 1400/655
- 1400/685
- 1400/750
4) Alcool isopropilico;
5) Acquaragia (White Spirit);
6) Pennello morbido n. 0 (o più fine), possibilmente di pelo di martora e di qualità;
7) Tamponcino a setole dure per decoupage;
8) Cotton fioc;
9) Vernici Buff e Deck Tan per invecchiamento ad aerografo.

Materiale generico:
1) Guanti in latice;
2) Vaschetta per miscelazione vernici;
3) Stracci e carta per pulire;
4) Acqua distillata;
5) Aeropenna con compressore;
6) Maschera antigas con filtri efficenti per le vernici ed i solventi utilizzati.


Infine, sebbene non strettamente necessarie, ma altamente consigliate, foto di prototipi reali da utilizzare come “ispirazione”.
Ulteriori informazioni si possono trovare ai seguenti indirizzi:
http://www.modeltrainsweathered.com/
http://cooviscarworks.com/coovis-car-works/
http://www.mellowmike.com/

Queste tecniche ben si adattano ai carri “undecorated”, cioè non ancora dipinti. In America è facile trovare numerosi rotabili senza livrea, anche già assemblati, persino locomotive! Comunque, disponendo delle decals adatte, nessuno vieta di ridipingere un vecchio carro, magari in una nuova livrea freelance. L’invecchiamento con i pastelli può essere, invece, eseguito anche su rotabili già verniciati.

N.B.: si ricorda che, dato l’uso di sostanze volatili tossiche, è raccomandabile eseguire il lavoro in un locale ben areato, possibilmente all’aperto.

Il carro sottoposto al trattamento è un boxcar, in scala N, che probabilmente sarà operativo sul nascente layout di Marco, il Third District-Route 66 della Atchinson, Topeka & Santa Fe Railway (http://atsf-route66.blogspot.com/).

Fase 1
Dopo aver proceduto allo smontaggio del carro e ad uno sgrassaggio delle superfici plastiche mediante una passata a pennello di acqua e detergente per piatti, la prima fase prevede la primerizzazione del modello con una mano di acrilico grigio chiaro molto diluito.
Successivamente si esegue l’ombreggiatura di tutte le zone in rilievo: centine, chiodature, scalette, spigoli, ecc.
Il colore da utilizzare è il nero opaco, diluito secondo il rapporto 6 parti diluente, 4 parti di vernice, e spruzzato ad aerografo a bassa pressione (inferiore ad 1 bar). Non occorre essere troppo precisi, in quanto poi, nelle fasi successive, buona parte delle linee saranno ricoperte dal colore scelto per il carro.



Fase 2
Dopo la fase di annerimento si procede con la colorazione del carro, utilizzando il colore desiderato (nel nostro caso un marrone chiaro Tamiya), spruzzato ad aerografo. Si eseguono numerose passate leggere di colore molto diluito sino a quando le strisce nere si notano appena. Questa tecnica di colorazione ha lo scopo di enfatizzare i volumi del modello.

Fase 3
Per aumentare l’effetto di colore “slavato” dagli agenti atmosferici, si applica una mano di colore del carro schiarito con qualche goccia di vernice bianca (introno al 20-30% del colore di base), spruzzandola solo sui pannelli tra le varie centine, come indicato dalle frecce rosse. Al termine della colorazione, inizia il lavoro di invecchiamento e per preparare il carro alle lavorazioni successive si applica una mano leggera di trasparente lucido.

Fase 4
Per mettere in risalto i dettagli più minuti, si procede con un lavaggio selettivo usando i colori ad olio, che ben scorrono sul trasparente lucido. Per il colore del carro scelto si è utilizzato un Bruno Van Dyck, diluito con acquaragia (rapporto 10 parti di acquaragia, 1 parte di Bruno Van Dyck). Con il pennello morbido fine si esegue il lavaggio selettivo solo negli interstizi, le grate, ecc. Dopo una breve asciugatura (circa 10 minuti), si utilizza un cotton fioc asciutto (o leggermente inumidito con white spirit) per eliminare gli eccessi di prodotto (l’olio deve formare solo una sottile linea scura a demarcare/disegnare il contorno di tutti i particolari in rilevo del rotabile). Quindi si lascia asciugare per circa 72 ore (eh sì, i colori ad olio ci impiegano parecchio) e successivamente si sigilla con una mano di trasparente opaco.

Nell’immagine seguente è proposto il confronto tra due carri senza ombreggiatura/lavaggio (a sinistra) e con ombreggiatura/lavaggio: nel secondo caso i volumi sono bene evidenziati, rendendo maggiore il senso di profondità dei dettagli in rilievo, mentre nel primo caso la parete risulta un po’ piatta.


Fase 5
Per creare piccole colature di ruggine, o macchie dovute a sporco e ossidazione, si utilizzano i pastelli CarbOthello, prodotti da Stabilo. Sulla base opaca (quindi ruvida) si prende un pastello chiaro (giallo, ocra, Siena naturale, ecc.) e si crea una piccola macchia, ad esempio su un pannello del carro. Con il tamponcino a setole dure si “tira” il tratto verso il basso, simulando la colatura. Si ripete l’operazione con le tonalità più scure e su aree più ridotte, fino al raggiungimento del grado di sporcatura desiderato. Eventuali errori possono facilmente essere corretti cancellando con un cotton fioc imbevuto di acqua distillata.
Al termine conviene fissare il tutto con una mano di trasparente opaco, spruzzata ad aerografo.
Nelle foto seguenti, l’applicazione delle macchie è stata eseguita su un carro simile al precedente, ma verniciato in verde chiaro, per meglio apprezzare le sfumature.


Fase 6
Per aumentare la profondità delle parti in rilievo, infine, si può passare un pennello a secco con vernice bianca sui rilievi.

Fase 7
Il boxcar ha anche una passerella sul tetto, una griglia in metallo. Per simulare il color metallo, essa è stata interamente verniciata in nero opaco e poi, una volta asciutto il colore, con un pennellino piatto morbido e color grigio metallo (ad. esempio Tamiya Silver XF16) sono state lumeggiate le griglie, con la tecnica del drybrush. Infine, per smorzare la lucentezza del metallo, è stato fatto un lavaggio con nero acrilico molto diluito.